Bucanieri della Signora Maggi

Bucanieri della Signora Maggi (2007)
Motto: Se ti piace sposala! Se ti piace di più sposala di più!

Presidente: Marco Focardi
Consigliere: Guglielmo de Marinis
Consigliere: Lorenzo Berti

Colori: nero come la fece
Inno: “Torna piccina mia”
Foto dei Bucanieri

Lo stemma

La Signora Maggi, musa della squadra, è in primo piano, sexy come solo lei. In testa il cappello bucaniere. Sulla sinistra il nome della squadra, sulla destra la firma della Maggi.

La storia

La storia bucaniera è brevissima ma intensa: il tutto nasce dalle ceneri sparse dei defunti Coitanei e, ancora più indietro nel tempo, da qualche soffio penato. Il legame spirituale con queste due squadre è però inesistente. Il tutto ha così inizio:

era una di quelle classiche sere d’agosto a Firenze: vento freddo e pioggia a catinelle. La cena era di quelle da uomini veri, di quelle che mettono a dura prova il fegato, data l’abbondanza di salame, prosciutto (crudo e cotto), salame, salame, salame, salamini vari e vino in quantità. Il rifugio era posto ai piedi di San Silvestro a Ruffignano, la compagnia circoscritta (Berti, De Luca, de Marinis) ma di qualità. L’occasione di quelle importanti: troviamo il nome a questa cazzo di squadra Chaltron!

Il padrone di casa aveva fatto i compiti e sul suo perfetto foglietto bianco recava una ventina di nomi papabili divisi tra “troppo i migliori” e “discutibili quasi improponibili“. L’Alessio aveva portato con se le sue idee più brillanti, condite da quell‘aria un po’ sfavata da sfoggiare nei momenti clou. Guglielmo, oltre al gas della sua pandina (causa dell‘estinzione dei cinghiali del bosco adiacente la casa), aveva portato l’entusiasmo che qualche giorno addietro l’aveva aiutato a trovare il suo nuovo nome d’arte: Dimitri Savage.

Finalmente la cena ha inizio ed i tre, finissimi cervelli, si stuzzicano sulla Chaltron’s parlando del più e del meno, girando intorno all’argomento principale come terrificanti predatori, squali d’alto bordo: sfiorare ma non attaccare. Hanno capito che il piatto forte va fatto maturare piano piano, va cotto a fuoco lento.

Johnny and the Wild Pippas fa molto ridere i tre già alticci, gli piace lungo.

Guglielmo allora, non si sa perchè, tira fuori per l’ennesima volta quel capolavoro cinematografico di Pasolini, quel bel film che tanto volentieri aveva visto ed apprezzato con il suo amico Focardi. “Salò o le 120 giornate di sodoma“.

Tra un altro bicchiere di vino ed un’altra fetta di salame cominciano a piovere i primi nomi. Nomi banali, superficiali, quasi fastidiosi, inappropriati. L’Alessio è sempre più rosso, il Lorenzo sempre più ‘briaco, il Guglielmo sempre più Dimitri.

L‘ora è ormai tarda, gli schiamazzi del banchetto irrorano la vallata di un baccano fine a se stesso. L’Alessio continua ad insistere che gli piace lungo, il Lorenzo spalleggia l’amico considerando però che i Pippas si possono chiamare anche solo Pippas. Il Guglielmo alterna momenti di stasi e sguardo nel vuoto ad attimi di panico farciti di parole a caso. Che il tema principale debba essere “Le maiale e l’alcol” superfluo sottolinearlo.

Allora ecco che dal “bevi come una spugna” si passa al “vecchio maiale“, quindi al “vecchio bucaniere“… Gli sguardi, vispi ed intelligenti, si incrociano in un turbine di eccitazione, la base è buona, il nome intrigante, raccoglie tutto quello che si voleva esprimere…

La febbre sale, il vino scorre, ancora parole a caso, è troppo corto…

A qualcuno sfugge un’imprecazione “Merda!“, “Sì, allora chi visse sperando morì cacando”, “No”, dice il Lore, “il motto è l’opposto, chi visse cacando morì sperando…”

A de Marinis si girano gli occhi come fosse in fase rem, è sempre troppo corto, bella la merda, cosa? La merda! Sì come la Sig.ra Maggi.

Cazzo! I Bucanieri della Signora Maggi!

Scene di panico, il Guglielmo inizia a rantolare dal ridere, il Lorenzo è paonazzo, non riesce a prender fiato dalle risate, l’Alessio, quasi imbarazzato, ride per

solidarietà, non avendo visto “Salò”, e lapidario sentenzia:

Se questa è la vostra reazione… che questo sia il nome!

Voi altri non potrete mai capire.