Rif. Sansepolcrista

Rifondazione Sansepolcrista (1980) – Già Johnny & The Wild Pippas
Motto: Egli sentiva dentro di sè la giovinezza come una corda ancora capace di reggere lo sforzo (F. Tozzi)

Presidente: Stefano Tesi
Consigliere: Luca Bongiovanni
Consigliere: Lorenzo Gavazzoli

Colori: azzurro
Inno: “Ce ne fregammo un dì”

Lo stemma

All’interno di uno stemma “vecchio stile” una mano, ferma, tiene una fav… Spuntano più in basso i due attributi, palloni da calcio: il tutto riporta al vecchio motto “Il piede alla palla, le mani alle palle“. In alto la data di fondazione.

La storia

La squadra nasce nel 1979 dalle ceneri delle ex IIIA e IIIB del Dante (che all’epoca era un liceo serio dove ci si faceva il culo, quindi fino alla maturità in pratica non c’era tempo di giocare a calcio). Il nome prescelto fu “Johnny & the Wild Pippas“, dove Johnny era il futuro presidente dei Badiles, Stefano Bianchini, fratturatosi in moto in inverno e mai sceso in campo, e le pippe tutti gli altri.

La prima partita fu giocata il 02/04/1980 a Brozzi contro i vecchi (all’epoca Sunset Boulevard: Olscki, Pallini, etc.) nel giorno in cui era noto che metà squadra era all’estero (erano tempi in cui ai giovani si facevano i dispetti). Si vinse 5-3 sul campo e si perse 3-0 a tavolino per fuori punteggio (vedi sopra), nonostante facessimo cacare (per chi ha buona memoria, in attacco c’era il tridente Moroni-Sardonini-Fenyes). Esordiscono quell’anno quattro colonne tuttora in attività: Codreani, Baldini, Ceruti, Mannelli.

L’anno dopo, molto rafforzati, durante un Pippas-Erotika 1-0 subiamo al 90′ un rigore concesso fantasiosamente da Piccione in impermeabile e ombrello sotto il diluvio di Brozzi e facciamo il nostro primo, storico assedio all’arbitro rintanato negli spogliatoi.

In occasione di Pippas-Basbas a Brozzi, nel 1982, l’oggi avvocato e allora arbitro Marco Barbaro redige quello che è considerato il più leggendario referto arbitrale della storia della chaltrons. Nello stesso anno, da una costola dei Pippas nasce la compagine femminile delle Sueggiù, subito andate in scontro frontale (e vittorioso) con le Vulvantine di Calzolari. Le Sueggiù annoverano note fiche (Nocentini, Maria Elsa Pini, Merlini) e altrettanto noti catrami. Nonostante gli ambigui tentativi, Codreani non tromba nè le une nè le altre. Durante un alterco alle Caldine, Maurizio Tortoli tenta di aggredire Codreani. Nell’estate, dalla penna di Codreani-Taddeucci nasce l’inno sociale “Viri viri“.

Nel 1983 inizia la grande stagione dei Pippas, che divengono la più temuta, odiata e sculata squadra della Chaltron. Celebri le manovre ordite a nostro danno da Massacesi (Pittifalli), Bassi (Vulvantes) e Gionni (Muzzas). Nonostante formazioni fenomenali e il più forte giocatore della storia del torneo (Roberto Aglietti), tra il 1983 e il 1992 i Pippas vincono una sola edizione, ma giocano cinque finali, perdendone quattro ai rigori, e tre semifinali, concludendo numerose edizioni senza sconfitte.

E’ a metà del decennio che sgorga dai cuori il credo sansepolcrista di ispirazione nichilistico-nicciana, in base al quale la squadra, contraria a ogni forma di meticciato, si dedica con puntiglio alla pulizia etnico-ideologica delle proprie fila, facendo tuttavia grazia ai veri chaltroni ancorchè comunisti.

Nel 1993 Durlindana, la struttura spionistico-parallela dei Pippas, vara l’operazione Lezzi: una seconda squadra pseudoscarsa con scopi di dileggio degli avversari e introduzione di falsi e stranieri. Successo pieno: alla prima partita esordiscono Sòntubo, Macinini, Borlenghi ed altre figure immaginarie che provocano bavosi travasi di bile alla triade nemica Calzolari-Fini-Grandolfi. Entra in vigore il nuovo inno “Ce ne fregammo un dì“, ispirato dalle fulgide figure di Corneliu Zelea Codreanu, Giorgio Almirante e Walter Darrè. A fine stagione viene arruolato direttamente sul campo Marco Panchetti, detto poi “Balilla”, per aver riconosciuto, unico fra gli astanti, il ritratto del Comandante Codreanu rifulgere sotto forma di ostia sul petto dei legionari.

Negli anni, la squadra da tecnica si trasforma in fisica: invece di prenderle, si danno. In ciò aiuta l’inserimento dell’ex calciante Crescioli (che in quattro edizioni non ha in realtà dato un ceffone che fosse uno). L’immeritata sconfitta nella finale del 1996 apre tuttavia un periodo buio che porta la compagine al suicidio, testimoniato dalla scelta di scendere in campo nelle ultime partite con le formazioni del Gran Consiglio del Fascismo, dei Terroristi Neri, etc.

Nel 2001 la falange rinasce però, più agguerrita di prima, sotto l’eroico nome di Rifondazione Sansepolcrista, dedicandosi anima e corpo alla diffusione dei principi del chaltronismo, all’adorazione di Ukko (il dio dei Finni) e all’applicazione degli insegnamenti di Franco Freda.

Tuttora la struttura organizza campi paramilitari estivi e corsi di esegesi dei testi evoliani.